venerdì 18 marzo 2011

L'ITALIA

ABBIAM VOGLIA QUESTA SERA
 DI GRIDARE A VOCE VERA.
SIAM RIUNITI TUTTI A SCUOLA
E DOBBIAM FAR CAPIRE CHE L'ITALIA NON E' SOLA.
C'E' CHI DICE CHE NOI GOVANI SIAMO IL FUTURO
C'E' CHI INVECE TRA NOI E IL FUTURO VORREBBE ALZARE UN MURO.
ORA BISOGNA SOLO DIMOSTRARLO
NON SOLO DICHIARARLO,
ABBIAMO UN GRAN DOVERE
 LA NOSTRA ITALIA UNITA DOBBIAMO MANTENERE!
SIAM RIUNITI A FESTEGGIARE
I VALORI CHE IL NOSTRO PAESE CI HA VOLUTO DONARE.
E PER FARLO CAPIR MEGLIO,SVENTOLATE LA BANDIERA
150 ANNI SON PASSATI E SI E' GIUNTI AD UNA NUOVA ERA. 
..MARIKA SANTORO..

FRATELLI D'ITALIA

BREVE STORIA DELL'INNO D'ITALIA...
Molti lo conoscono perché viene suonato in occasione delle gare delle nostre squadre na-zionali. Ma dietro le note dell’inno di Mameli c’è una storia che vale la pena leggere e conoscere. Chi l’ha scritto ha difeso strenuamente le proprie idee tanto da perdere la vita per l’unità tanto sognata.
Nell'autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani. Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre lo inviò al maestro Michele Novaro, che scrisse di getto la musica, cosicché l'inno poté debuttare il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci suonato dalla Filarmonica Sestrese C. Corradi G. Secondo, allora banda municipale di Sestri Ponente "Casimiro Corradi".
Era un momento di grande eccitazione: mancavano pochi mesi al celebre 1848, che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così ben 30.000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il Canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento.

  MAMELI           NOVARO
Gli inni patriottici come l'inno di Mameli (sicuramente il più importante) furono un importante strumento di propaganda degli ideali del Risorgimento e di incitamento all'insurrezione, che contribuì significativamente alla svolta storica che portò all'emanazione dello Statuto albertino, ed all'impegno del re nel rischioso progetto di riunificazione nazionale.
Quando l'inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura con gli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neppure in questo si ebbe successo.
Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo.
In seguito fu proprio intonando l'inno di Mameli che Garibaldi, con i "Mille", intraprese la conquista dell'Italia meridionale e la riunificazione nazionale.


Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del 1870, fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri.





FRATELLI D'ITALIA
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.

Dov'è la Vittoria?
 Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma

 Iddio la creò.
 Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte

 L'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,

Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica

Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte

 Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;

Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio

 Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte

 Siam pronti alla morte
 L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,

 I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla

 I Vespri suonò.
 Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte

 L'Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:

Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,

Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte

L'Italia chiamò.














AUGURI  ITALIA...

domenica 13 marzo 2011

...LE ALI DELLA VITA...

Le mie braccia...
man mano diventavano
sempre più leggere:
...COME ALI...
Avessi potuto sarei volata via da questa vita
che odiavo
perchè non mi apparteneva.
Desideravo solo restare sola.
C'era sempre qualcuno che,però,
non rispettava la mia scelta
e non mi lasciava mai.
Mi imponeva di non nutrire il mio corpo
che, giorno dopo giorno,vedevo morire
come una foglia
staccata dal ramo.
Avevo freddo...tanto freddo.
Nonostante coprissi il mio corpo con coperte,
niente sarebbe stato in grado di raggiungere il gelo
che avevo dentro.
Vedevo il mio corpo che detestavo
che pian piano mi consumava
mentre la mia assenza con le ossa gridavo.
Avevo anche sete,
ma non una sete comune,
avevo sete di un amore
che temevo non arrivasse mai.
Lo specchio rifletteva quel che di me restava:
occhi vuoti,spenti da una dignità ferita.
Tra le scapole appuntite ,quel che rimaneva
era addestrare la mia anima a tacere .
...Poi qualcuno si è accorto di me.
Mi ha fatto capire che la vita va vissuta.
nei giorni di sole,di pioggia,di caldo e di freddo.
Cosi dalla polvere in cui ero caduta
mi sono rialzata
e ho guardato la vita negli occhi.
Lei era lì che mi attendeva ...
Mi ha perdonata
e così mi ha ripreso per mano.

Scritta da: ANITA POLIGNINO


Questa splendida poesia è stata scritta da una nostra compagna di classe che parteciperà ad un concorso e visto che tratta anche di un tema molto importante specie per le ragazze abbiamo voluto scriverla.

martedì 8 marzo 2011

8 MARZO ,GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

La giornata internazionale della donna (comunemente definita festa della donna) ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. In Italia questa celebrazione si è tenuta per la prima volta nel 1911: nel 2011 si è tenuto il primo centenario.

COMPARE LA MIMOSA
Negli anni del 1950, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere Noi donne, il mensile dell'Unione Donne Italiane (UDI), divenne un gesto «atto a turbare l’ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva «occupazione abusiva di suolo pubblico». Nel 1959 le parlamentari Pina Palumbo, Luisa Balboni e Giuliana Nenni presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l'iniziativa cadde nel vuoto.


L'8 marzo 1972 la manifestazione della festa della donna si tenne a Roma in piazza Campo de' Fiori: vi partecipò anche l'attrice americana Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di manifestanti inalberavano cartelli con scritte inconsuete e «scandalose»: «Legalizzazione dell'aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata», e veniva fatto circolare un volantino che chiedeva che non fossero «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità». Quelle scritte sembrarono intollerabili, perché la polizia caricò, manganellò e disperse le manifestanti.

Il 1975 fu designato come "Anno Internazionale delle Donne" dalle Nazioni Unite e l'8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell'anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell'8 marzo la giornata dedicata alla donna.
Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una «giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale» da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell'anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.        
                                          
AUGURI A TUTTE LE DONNE...

sabato 5 marzo 2011

ANCHE GLI ANIMALI HANNO DEI DIRITTI


Reato di
Maltrattamento di animali
fonte: Codice penale italiano
Articolo544-ter c.p.
Competenzatribunale monocratico
Procedibilitàd'ufficio
Arrestofacoltativo
Fermono
Pena previstareclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da euro 3.000 a 15.000. La pena è aumentata della metà nell'ipotesi di cui al 3° comma (maltrattamento che causa la morte dell'animale)

Il maltrattamento di animali, in diritto penale, è il reato previsto dall'art. 544-ter del Codice Penale ai sensi del quale: 1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. 2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. 3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell'animale.

L'azione esecutiva che costituisce il reato può essere integrata da diverse fattispecie:
  • cagionare una lesione
  • sottoporre un animale a sevizie o comportamenti o fatiche o lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche
  • somministrare ad un animale sostanze stupefacenti o vietate
  • sottoporre un animale a trattamenti che procurino un danno per la sua salute.


venerdì 4 marzo 2011

TV DI SVAGO O TV SPAZZATURA?

                     
La televisione italiana pullula di programmi spazzatura: da fiction demenziali, a real tv, a programmi strappalacrime. Eppure, benchè sia un dato di fatto, tale affermazione genera tra gli spettatori risentimento verso le critiche severe degli intellettuali. E, a difesa della propria libertà di scelta, il pubblico televisivo oppone un altro incontestabile dato di fatto: la maggioranza dei lavoratori italiani esce di casa al mattino presto e, dopo la fatica quotidiana nella lotta contro il traffico, giunge ad occupare la propria sedia in ufficio, per liberarla verso sera e conquistare stanca morta quella di casa. La televisione accompagna le ultime ore della giornata, o comunque quelle di relax, quando in famiglia si cerca di consumare un pasto in tranquillità e riposo. Esiste una netta differenza ,comunque, tra tv di svago e tv spazzatura.
Qual è infatti una delle principali distinzioni tra un film d'autore e un qualsiasi film per la televisione? (Mi riferisco agli aspetti formali e non ai contenuti) è proprio la possibilità per lo spettatore di decifrare un codice espressivo che appare, nella sua maggiore complessità di immagini evocative e simboliche, stimolante della facoltà immaginativa.Pertanto definirei la fiction un programma  di intrattenimento, ma non un programma spazzatura.

Mentre ci sono molti altri programmi che possono essere definiti spazzatura.Qui si tratta di demistificare, di ingannare, di restituire ad un pubblico non molto critico un'immagine falsa e demenziale della realtà. Il dramma è che uno spettatore con scarsa capacità critica, (per lo più agli adolescenti) è portato a credere che quella sia l'immagine corretta della realtà. E allora non è difficile credere che l'attenzione al look debba essere l'occupazione principale delle nostre giornate, che le donne da imitare siano quelle belle e che la sensualità sia l'unica arma di conquista del mondo. Sia chiaro che ciò che critico non sono gli argomenti trattati, ma la tendenza a coglierne gli aspetti più bassi. La moda diviene, a livello sociale, fondamento dell'identità e della relazione con l'altro e, a livello professionale, competizione basata su insulti e denigrazioni dell'avversario. L'amore è una farsa fra due sconosciuti che recitano agli innamorati sedotti o ai Don Giovanni del ventunesimo secolo.
    

MORTI BIANCHE

Con il termine caduti del lavoro sono chiamati i morti per incidenti sul lavoro. Questi lavoratori vengono spesso ricordati con questo termine anche nelle strade e nelle piazze d'Italia a loro dedicate.
All'interno del movimento operaio italiano, a partire dagli anni sessanta, si è diffuso il termine omicidi del lavoro per indicare con nettezza le responsabilità dirette dei sistemi di produzione delle economie industrializzate rispetto alle scarse condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro, causa diretta di migliaia di morti che si verificano ogni anno nel mondo, specialmente nel settore edilizio, nelle miniere e nel settore siderurgico.
Negli ultimi anni, sulla stampa e all'interno del movimento dei lavoratori, per definire il fenomeno sono stati utilizzati anche i termini morti bianche e omicidi bianchi, dove «l’uso dell’aggettivo “bianco” allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’incidente».



Il casco di protezione come salvavita


Durante la costruzione di una funivia un operaio viene colpito con estrema violenza da un perno caduto da un’altezza di 28 m. Pur riportando gravi ferite, l'operaio sopravvive all'incidente grazie al casco.

Durante il montaggio di un palo a traliccio un perno del peso di 3 kg (foto 1) si allenta. Dopo una caduta di 28 metri il perno colpisce alla testa un operaio che in quel momento si trova ai piedi del basamento (foto 2). L'impatto è così violento che il perno penetra nella calotta del casco creando un foro circolare (foto 3 e 4). La vittima riporta gravi lesioni al capo e diverse fratture.
Questo episodio dimostra quanto sia importante indossare sempre il casco di protezione.

Per evitare infortuni simili:

Il datore di lavoro/superiore deve:

  • eseguire una valutazione del rischio e creare sul posto un piano di sicurezza (comprensivo di misure per i casi di emergenza)
  • formare e addestrare il personale sulla tecnica di lavoro stabilita
  • verificare le disposizioni di sicurezza e farle rispettare

I lavoratori:

  • non devono sostare nella zona pericolosa
  • devono portare il casco durante tutti quei lavori in cui c’è il pericolo di caduta di oggetti o materiali dall’alto
  • devono fissare i perni in modo che non possano cadere